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Thursday, February 18, 2010

Spooky cup - l'infernale tazza gialla.

A completely useless post but.... this is my spooky cup, the ones that always leaves random, creepy shapes at the bottom after I drink my coffee and.... doesn't this look like a cat a bit? My friend saw a lion... says that the stuff around its head is hair. XDDD What do you see?

Post inutile e sciocco ma... la mia inquietante tazza gialla ha lasciato una formina di gatto nel fondo del caffé. Una mia amica ha visto nell'alone attorno una criniera e dice che è un leone? Voi che ci vedete?

Wednesday, November 18, 2009

Accorciare una strada significa non giungere mai a destinazione!

La scorsa settimana, mentre ero in Sicilia, ho avuto modo di vedere l'intervento di Saviano al programma di Fazio - che bisogna ringraziare sempre per il coraggio di dare tanto spazio al nostro Supereroe nazionale!

Di norma non guardo la TV per cui ho visto facendo zapping la faccia di Saviano e ho gridato: fermi tutti!

A casa di mia nonna e delle zie è davveeeero difficile poter guardare la TV: sanno tutto loro, hanno opinioni fortissime e le dicono a voce alta... in casa! Poi fuori di casa hanno piramidi di immondizia delle quali sanno rispondere solo con una scrollatina delle spalle. Il sindaco ha rimosso i cassonetti per situare isole ecologiche a inizio e fine paese.... okay, ma che senso ha dover prendere l'auto per andare a gettare l'immondizia e riciclare? Crei inquinamento per evitare inquinameto e poi ti sorprendi che in Sicilia si ricicli meno che in tutte le altre regioni d'Italia? (non siamo tipo attorno al 34%?) Dove finisce quindi l'immondizia? In quei luoghi indicati dagli spazzini: a quest'angolo di strada, sotto questo albero, poi passiamo, raccogliamo e disinfettiamo noi.

Ma perché sti cristianuzzi devono fare tutta sta malavita? - volendo usare una tipica espressione sicilana. Ecco "malavita" in siciliano vuol dire "vivere male"... è quindi non c'è da stupirsi che il nome dato alla mafia sia "malavita"... visto che la malavita la fanno fare agli altri.

Gente che è arrivata a depositare l'immondizia sotto al Municipio per protesta... ma quale Municipio? Sotto la villa del sindaco la dovete portare la munnizza!

Insomma, alla fine io e mio padre siamo riusciti a guardare Saviano (e mi sono fatta una cultura di libri impressionante, quella sera, alcuni dei quali non vedo l'ora di andarmi a cercare. Tanto che mio padre ha pensato: sto ragazzo è così perché ha letto questo tipo di libri oppure ha iniziato a leggere questo tipo di libri perché si è trovato nella stessa condizione dei loro autori?). Di certo quello che impressiona, e che decisamente marca la diversità di Saviano rispetto a tanti suoi colleghi, - o che per tali si spacciano - è la consapevolezza di quello che accade nel resto del mondo, il saper collegare le cose e fare due più due, e la sua grande cultura... di certo stimolata da una curiosità intelligente.

Per cui se prima della trasmissione mi sono sentita porre domande tipo: ma chi glielo ha fatto fare? Se si stava zitto campava meglio! Ma perché gliela devo pagare io la scorta e non se la paga coi soldi suoi? Perché non emigra?

Io ho risposto: se guardi la TV, ti risponderà lui.
E lo ha fatto. Come fa sempre.

Nessuno glielo ha fatto fare; no, non se lo aspettava che le sue parole avrebbero messo tanta paura; no, non si aspettava che i lettori gli avrebbero dato tanto potere e li ringrazia; certo avrebbe potuto avere una vita migliore ma oramai è in ballo e balla.
E la scorta gliela devi pagare TU, aggiungo io, soprattutto perché lui dice le cose che TU non hai il coraggio di dire, può anche avere 2 milioni di euro in banca ma dimmi se 2 milioni di euro valgono la tua vita (chi accetterebbe 2 milioni di euro sapendo che potrebbe morire il giorno dopo? Io, penso, in Italia... nessuno!) e soprattutto... emigrare dove?
Il problema è qui, il problema è stato sollevato... andare altrove non rimuove il problema e il problema ti insegue ovunque e tu continui a scappare e non risolvi niente.

Il modo in cui si pone è veramente antipatico! Con quella maledetta linguetta che ficca di lato.... è questo che fa stizzire chi gli dà contro? O è il fatto che quando parla sembra un libro stampato, con proprietà di linguaggio e capacità di mantenersi coerente e dire tutto quello che ha da dire guardando dritto in camera e senza mai distogliere lo sguardo?

Attaccatevi al tram, ragazzi... non valete l'unghia del mellino sinistro di quest'uomo!
Potete non concordare con tutto quello che dice, potete pensare che il successo gli abbia dato alla testa, dategli pure dell'imbonitore televisivo... ma abbiate anche l'umiltà di ascolarlo e imparare qualcosa da lui, imparate soprattutto il coraggio!

Oggi vi posto il link all'appello di Saviano contro la legge per il processo breve: QUI.
Onestamente, quando ho letto del suo appello ho pensato: oh, good, pensavo di essere io quella strana. (e ho pensato che questa legge, se mai decidessi di intentare causa per qui mille e passa euro che mi deve la casa editrice di una certa città umbra, potrebbero farlo cadere in prescrizione nel giro di poco e farmi rimettere soldi... tanto a rimandare siamo tutti bravi, no? Del resto loro sono due anni già che rimandano i pagamenti!)

Ma accorciare una strada quando mai ci ha fatto raggiungere luoghi lontani? Di solito non è meglio consolidare l'asfalto, portare i tombini all'altezza del manto stradale, spianare curve, costruire ponti e arrivare fino in fondo?
A me pare, mantenendo la metafora stradale, che qui ci troviamo davanti a una Salerno-Reggio Calabria giudiziaria! Che idea malsana, scusate!

Firmare l'appello non servirà a un bel niente... ma se non proviamo MAI... mai vedremo risultati.
Possiamo essere omertosi e incrociare le braccia e dire: non succederà mai niente.
Oppure possiamo provarci finché qualcosa succederà per davvero.
Tentar non nuoce... e se poi, invece, dovesse nuocere voglio provarci lo stesso perché, per fortuna, ho Saviano come esempio da seguire.

Friday, October 16, 2009

Saviano è solo?

Oggi scrive:

"LO VEDI, stanno iniziando ad abbandonarci. Lo sapevo". Così il mio caposcorta mi ha salutato ieri mattina. Il dolore per la protezione che cercano di farmi pesare, di farci pesare, era inevitabile. La sensazione di solitudine dei sette uomini che da tre anni mi proteggono mi ha commosso. Dopo le dichiarazioni del capo della mobile di Napoli che gettano discredito sul loro sacrificio, che mettono in dubbio le indagini della Dda di Napoli e dei Carabinieri, la sensazione che nella lotta ai clan si sia prodotta una frattura è forte.

Non credo sia salutare spaccare in due o in più parti un fronte che dovrebbe mostrarsi, e soprattutto sentirsi, coeso. Società civile, forze dell'ordine, magistratura. Ognuno con i suoi ruoli e compiti. Ma uniti. Purtroppo riscontro che non è così. So bene che non è lo Stato nel suo complesso, né le figure istituzionali che stanno al suo vertice a voler far mancare tale impegno unitario. Sono grato a chi mi ha difeso in questi anni: all'arma dei Carabinieri che in questi giorni ha mantenuto il silenzio per rispetto istituzionale ma mi ha fatto sentire un calore enorme dicendomi "noi ci saremo sempre".

Mi ha difeso l'Antimafia napoletana attraverso le dichiarazioni dei pm Federico Cafiero De Raho, Franco Roberti, Raffaele Cantone. Mi ha difeso il capo della Polizia Antonio Manganelli con le sue rassicurazioni e la netta smentita di ciò che era stato detto da un funzionario. Mi ha difeso il mio giornale. Mi hanno difeso i miei lettori.

Ma uno sgretolamento di questa compattezza è malgrado tutto avvenuto e un grande quotidiano se ne è fatto portavoce. Ciò che dico e scrivo è il risultato spesso di diversi soggetti, di cui le mie parole si fanno portavoce. Ma si cerca di rompere questa nostra alleanza, insinuando "tanti lavorano nell'ombra senza riconoscimento mentre tu invece...". Chi fa questo discorso ha un unico scopo, cercare di isolare, di interrompere il rapporto che ha permesso in questi anni di portare alla ribalta nazionale e internazionale molte inchieste e realtà costrette solo alla cronaca locale.
Click here to find out more!

Sento di essere antipatico ad una parte di Napoli e ad una parte del Paese, per ciò che dico per come lo dico per lo spazio mediatico che cerco di ottenere. Sono fiero di essere antipatico a questa parte di campani, a questa parte di italiani e a molta parte dei loro politici di riferimento. Sono fiero di star antipatico a chi in questi giorni ha chiamato le radio, ha scritto sui social forum "finalmente qualcuno che sputa su questo buffone". Sono fiero di star antipatico a queste persone, sono fiero di sentire in loro bruciare lo stomaco quando mi vedono e ascoltano, quando si sentono messi in ombra. Non cercherò mai i loro favori, né la loro approvazione. Sono sempre stato fiero di essere antipatico a chi dice che la lotta alla criminalità è una storia che riguarda solo pochi gendarmi e qualche giudice, spesso lasciandoli soli.

Sono sempre stato fiero di essere antipatico a quella Napoli che si nasconde dietro i musei, i quadri, la musica in piazza, per far precipitare il decantato rinascimento napoletano in un medioevo napoletano saturo di monnezza e in mano alle imprenditorie criminali più spietate. Sono sempre stato antipatico a quella parte di Napoli che vota politici corrotti fingendo di credere che siano innocui simpaticoni che parlano in dialetto. Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi dice: "Si uccidono tra di loro", perché contiamo troppe vittime innocenti per poter continuare a ripetere questa vuota cantilena.

Perché così permettiamo all'Italia e al resto del mondo di chiamarci razzisti e vigliacchi se non prestiamo soccorso a chi tragicamente intercetta proiettili non destinati a lui. Come è accaduto a Petru Birladeanu, il musicista ucciso il 26 maggio scorso nella stazione della metropolitana di Montesanto che non è stato soccorso non per vigliaccheria, ma per paura.
Sono sempre stato fiero di risultare antipatico a chi mal sopporta che vada in televisione o sulle copertine dei giornali, perché ho l'ambizione di credere che le mie parole possano cambiare le cose se arrivano a molti.

E serve l'attenzione per aggregare persone. Sarò sempre fiero di avere questo genere di avversari. I più disparati, uniti però dal desiderio che nulla cambi, che chi alza la testa e la voce resti isolato e venga spazzato via com'è successo già troppe volte. Che chi "opera" sulle vicende legate alla criminalità organizzata e all'illegalità in generale, continui a farlo, ma in silenzio, concedendo giusto quell'attenzione momentanea che sappia sempre un po' di folklore. E se percorriamo a ritroso gli ultimi trent'anni del nostro Paese, come non ricordare che Peppino Impastato, Giuseppe Fava e Giancarlo Siani - esposti molto più di me e che prima di me hanno detto verità ora alla portata di tutti - hanno pagato con la vita la loro solitudine. E la volontà di volerli ridurre, in vita, al silenzio.

Sono sempre stato fiero, invece, di essere stato vicino a un'altra parte di Napoli e del Sud. Quella che in questi anni ha approfittato della notorietà di qualcuno emerso dalle sue fila per dar voce al proprio malessere, al proprio impegno, alle proprie speranze. Molti di loro mi hanno accolto con diffidenza, una diffidenza che a volte ha lasciato il posto a stima, altre a critiche, ma leali e costruttive. Sono fiero che a starmi vicino siano stati i padri gesuiti che mi hanno accolto, le associazioni che operano sul territorio con cui abbiamo fatto fronte comune e tante, tantissime persone singole.

Sono fiero che a starmi vicino sia soprattutto chi, ferocemente deluso dal quindicennio bassoliniano, cerca risposte altrove, sapendo che dalla politica campana di entrambe le parti c'è poco da aspettarsi. Sono sempre stato fiero che vicino a me ci siano tutti quei campani che non ne possono più di morire di cancro e vedere che a governare siano arrivati politici che negli anni hanno sempre spartito i propri affari con le cosche. Facendo, loro sì, soldi e carriera con i rifiuti e col cemento, creando intorno a sé un consenso acquistato con biglietti da cento euro.

È stato doloroso vedere infrangersi un fronte unico, costruito in questi anni di costante impegno, che aveva permesso di mantenere alta l'attenzione sui fatti di camorra. È stato sconcertante vedere persone del tutto estranee alla mia vicenda esprimere giudizi sulla legittimità della mia scorta. La protezione si basa su notizie note e riservate che, deontologia vuole, non vengano rese pubbliche. Sono stato costretto a mostrare le ferite, a chiedere a chi ha indagato di poter rendere pubblico un documento in cui si parla esplicitamente di "condanna a morte". Cose che a un uomo non dovrebbero mai essere chieste.

Ho dovuto esibire le prove dell'inferno in cui vivo. Ho esibito, come richiesto, la giusta causa delle minacce. Sento profondamente incattivito il territorio, incarognito. Gli uni con gli altri pronti a ringhiarsi dietro le spalle. Molti hanno iniziato a esprimere la propria opinione non conoscendo fatti, non sapendo nulla. Vomitando bile, opinioni qualcuno addirittura ha detto "c'è una sentenza del Tribunale che si è espressa contro la scorta". I tribunali non decidono delle scorte, perché tante bugie, idiozie, falsità? Addirittura i sondaggi online che chiedevano se era giusto o meno darmi la scorta.

Quanto piacere hanno avuto i camorristi, il loro mondo, lì ad osservare questo sputare ognuno nel bicchiere dell'altro? Dal momento in cui mi è stata assegnata una protezione, della mia vita ha legittimamente e letteralmente deciso lo Stato Italiano. Non in mio nome, ma nel nome proprio: per difendere se stesso e i suoi principi fondamentali. Tutte le persone che lavorano con la parola e sono scortate in Italia, sono protette per difendere un principio costituzionale: la libertà di parola. Lo Stato impone la difesa a chi lotta quotidianamente in strada contro le organizzazioni criminali. Lo Stato impone la difesa a magistrati perché possano svolgere il loro lavoro sapendo che la loro incolumità fa una grande differenza.

Lo Stato impone la difesa a chi fa inchieste, a chi scrive, a chi racconta perché non può permettere che le organizzazioni criminali facciano censura. In questi anni, attaccarmi come diffamatore della mia terra, cercare di espormi sempre di più parlando della mia sicurezza, è un colpo inferto non a me, ma allo stato di salute della nostra democrazia e a tutte le persone che vivono la mia condizione. Sento questo odio silenzioso che monta intorno a me crea consenso in molte parti
Sta cercando il consenso di certa classe dirigente del Sud che con il solito cinismo bilioso considera qualunque tentativo di voler rendere se non migliore, almeno consapevole la propria terra, una strategia per fare soldi o carriera.

Ma mi viene chiesta anche l'adesione a un "codice deontologico", come ha detto il capo della Mobile di Napoli, il rispetto delle regole. Quali regole? Io non sono un poliziotto, né un carabiniere, né un magistrato. Le mie parole raccontano, non vogliono arrestare, semmai sognano di trasformare. E non avrò mai "bon ton" nei confronti delle organizzazioni criminali, non accetterò mai la vecchia logica del gioco delle parti fra guardie e ladri. I camorristi sanno che alcuni di loro verranno arrestati, le forze dell'ordine sanno in che modo gestire gli arresti che devono fare.

Lo hanno sempre detto a me, ora sono io a ribadirlo: a ognuno il suo ruolo. La battaglia che porto avanti come scrittore è un'altra. È fondata sul cambiamento culturale della percezione del fenomeno, non nel rubricarlo in qualche casellario giudiziario o considerarlo principalmente un problema di ordine pubblico.

Continuare a vivere in una situazione così è difficile, ma diviene impossibile se iniziano a frapporsi persone che tentano di indebolire ciò che sino a ieri era un'alleanza importante, giusta e necessaria. So che è molto difficile vivere la realtà campana, ma c'è qualcuno che ci riesce con tranquillità. Io non ho mai avuto detenuti che mi salutassero dalle celle, né me ne sarei mai vantato, anzi, pur facendo lo scrittore, ho ricevuto solo insulti. Qualcuno dice a Napoli che è riuscito a fare il poliziotto riuscendo a passeggiare liberamente con moglie e figli senza conseguenze. Buon per lui che ci sia riuscito. Io non sono riuscito a fare lo scrittore riuscendo a passeggiare liberamente con la mia famiglia. Un giorno ci riuscirò lo giuro.
© 2009 Roberto Saviano. Published by arrangement
with Roberto Santachiara Literary Agency

Come posso sostenerti se non con le parole a mia volta? Roberto, coraggio! Io non ho i soldi e il benessere per comperarmi quella realtà fittizia di cui si circondano i tuoi detrattori... io vivo in una città inquisita per Mafia e mi sveglio alle due di notte perché mi mettono le bombe a due isolati di distanza.

Non ce l'ho la tua forza e il tuo coraggio, ho anche paura a postare sul mio blog perché viene letto e conservato e archiviato e controllato... ma non posso stare zitta quando leggo questo, perché sotto sotto io sono pur sempre libera di muovermi e sto tranquillamente seduta a casa dietro al mio computer e batto le dita su una tastiera senza dove sobbalzare a ogni minimo rumore... tu no.
Perciò divulgo il tuo pensiero e spero che, fungendoti da eco, io possa aiutare la tua voce ad arrivare più lontano.

Friday, March 27, 2009

In Italia c'è ancora gente credula che pensa che chi scrive un libro che fa il botto faccia soldi e NON scappi ai Caraibi.

Stiamo scherzando? Vero?
Di recente Saviano si è presentato in TV a "Che tempo fa" da Fazio (mi pare si chiami così la trasmissione, non sono sicura perché non guardo la televisione spesso e mi limito a cercare gli estratti di ciò che mi interessa sul tubo - del resto se mi toccasse pagare il canone RAI per vedere tette e culi durante i quiz show penso che sarei un'emerita pecora! Indi per cui canone e TV son robe che non mi riguardano).
Torniamo al discorso Saviano in TV, Saviano l'imbonitore.
Essendo io, al momento, in fiera a Bologna e di rientro in questi giorni ho avuto modo di vedere solo in parte il suo intervento da Fazio.
Ve lo devo dire? Andate su youtube.com e cercate Saviano, vien su subito.
Ho letto di gente infastidita da questa cosa perché Saviano sta diventando un personaggio costruito, un personaggio da schermo, quasi da predicazione televisiva.

Ma perché Saviano continua a fare tutto ciò? Per soldi?

Ma Saviano i soldi li ha già fatti che cacchio gliene frega di continuare.

Fondamentalmente, da quello che ho visto io, quello che ha raccontato in TV, manco la trasmissione fosse un audiolibro, Saviano ha ancora una volta raccontato Gomorra a tutti. Certo un upgrade, con nuovi articoli da citare, eh, ma fondamentalmente cosa dice di diverso rispetto al libro? Continua su quella falsariga, no?
Ditemi se spiegare il proprio libro per filo e per segno in TV sia una cosa controproducente o meno.
Indubbiamente NO diranno i miei piccoli lettori,
è tutta pubblicità!

Ma siete sicuri? Vi ricordate o no che siamo in Italia?
Perché comperare qualcosa da dover leggere - pesantemente anche perché il libro è bello denso - quando il TUTTO vi viene per sommi capi raccontato da Mamma RAI in maniera più semplice e comprensibile e in versione bignami?

Questo è il Paese del "Lo ha detto la TV!"

Esiste ancora gente così assurdamente credula da pensare che Saviano con Gomorra ci ha fatto i soldi manco fosse Dan Brown (villa, panfilo, isoletta ai Caraibi)! Permettetemi: ah ah ah! Stiamo mica parlando di Harry Potter qua? Che cavolo ci fai con 1 milione di euro in Italia? Ci compri casa... per quanto il mercato immobiliare sia sceso... ci compri casa e te ne restano 300mila. Puff!

Dunque quanto costa il libro? 12,40 euro. Quante copie ha venduto Gomorra? Circa 2 milioni. Risultato matematico: Gomorra ha incassato al lordo 42.,800.000.
Di tutto ciò Saviano ha visto un 5% più i diritti cinematografici per la vendita del film sui cinquanta/centomila tiè che in Italia non vanno a più di così... Gli incassi esteri.
Ammettiamo il caso che Saviano abbia incassato 1,4 milioni lordi. Togliamoci le tasse e le spese varie ed eventuali e ammettiamo che Saviano abbia incassato 1 milione di euro netti.

Ora vi pongo la domanda: Con un milione di euro in tasca voi stareste ancora qui in Italia a parlare di Camorra oppure vi sareste comperati un atollo nei Caraibi mandando a cagare l'intero Paese che vi ha creduti, ha comperato pecoronamente il vostro prodotto e vi ha arricchiti?

Con un milione di euro in tasca voi stareste ancora qui a denunciare i giornali che chiamano i pentiti "infami", stareste ancora qui a girarvene in cerca di casa (che nessuno vi affitta o vi vende), sotto scorta, andando ospite in TV a parlare della stessa cosa a rischio della vostra vita?

Io non penso proprio. Se conosco bene i miei conterranei tutti se non tutti alla domanda: cosa ci fareste con un milione di euro? Risponderebbero: viaggi, ville, ferrari, espatrio, isola ai caraibi... nessuno si metterebbe a dire: per una questione di principio credo in ciò che dico, la gente ha il diritto di sapere, faccio denuncia e continuo a parlare di Gomorra! Ve lo racconto in TV.

Con un milione di euri in tasca, belli miei, io vi avrei mandato bellamente a cagare da eoni!


Ovviamente niente è GRATIS!
Nessuno dice che lo sia. Ma quale giocatore non smette quando è in tempo?

http://www.robertosaviano.com/


Guardate la gallery.
Guardate in quante lingue è disponibile il sito.
Guardate in quante lingue è disponibile il libro.
Guardate come continua... cosa dicono di lui altri scrittori.
Tenete conto che il film agli oscar non c'è arrivato - non basta il principio per andare agli Oscars, un film ha un linguaggio suo (il film di Gomorra ha solo contenuti ma come film è abbastanza scarso).

Prendi i soldi e scappa lo fareste voi, lo fare io, lo faremmo tutti... vi prego, per quanto imbonitore, per quanto predicatore televisivo questo ragazzo possa sembrare, rendetevi conto di una cosa.
Saviano non si ferma quando è in tempo. Saviano prosegue.
Con gente che gli dà contro e lo critica - che io mi arramarro anche più facilmente e mi rivolgo a San Marino per molto meno - lui prosegue, anche per gente che non merita.

Qualcuno, altrove, diceva: si fa il discorso di chi parla del dito e non della Luna.
Vogliamo parlare della luna? Fenomeno mediatico per fenomeno mediatico, non avete l'intelligenza di riuscire a selezionare... a secernere... al di là del fastidio, al di là del prodotto mediatico per alzarvi anche voi e parlarne e dire: No, basta! - davvero?

C'era chi diceva che se la Camorra avesse voluto, Saviano sarebbe già morto.

Scusate ma voi sapete cosa ha fatto la creazione di martiri alla criminalità organizzata? Ce lo avete un carabiniere in famiglia? Allora avrete sentito anche la famosa frase: voto per la fiamma che ho sul cappello.

Io ero bambina ma ricordo: l'accanimento delle forze dell'ordine dopo che fu ucciso Carlo Alberto dalla Chiesa. Ero in Sicilia quando accadde!
Ricordate gli arresti dopo gli attentati Borsellino e Falcone?
Certo, questi dal carcere continuano a comandare...

Un fenomeno mediatico di queste proporzioni, da morto, che utilità potrebbe avere per la Camorra? Nessuno.
Questo è il Paese dei Cicci Cappucci, qua si fanno le cose per ripicca. Morto un Saviano ne vengono su venti altri, tutti altrettanto scassamaroni, tutti emuli, tutti non forse guidati dallo stesso spirito, vallo a sapere... e Dio solo sa cosa farebbe il resto del Paese.

Un uomo morto può fare più paura che da vivo. Un uomo terrorizzato al punto giusto può crollare neurologicamente da un momento all'altro invece.

Perché uccidere Saviano quando gli si può rendere la vita un Inferno? Io opterei sempre per la seconda opzione, la morte è una via d'uscita troppo facile, no?
Del resto Mobbing viene da Mob che in America si usa per descrivere la malavita.

Io spero che questo ragazzo continui, pur con la sua aria da predicatore televisivo, a spiegare gratis il suo libro in TV, che mio padre non ci riesce a leggerlo, quel libro, è troppo denso, ma quello che sente in TV lo capisce e dice: "per la maiocca!" tutto infervorato e quasi gli dispiace essere andato in pensione che se potesse chissà chi e chissà cosa farebbe!

Una volta gli sentii dire una cosa, magari d'effetto, ma assai vera a Saviano: il vero potere siamo noi lettori. Non disse di comperare il libro, lo si può prendere in prestito in biblioteca, lo si può chiedere in prestito a un amico.
E' leggendo che noi diamo autorità a quello che uno scrittore dice.
Iniziamo pure un processo mediatico all'imbonitore Saviano, come no... facciamo pure il loro gioco, quello di chi vorrebbe che si stesse tutti zitti.

Ma non sarà tutto organizzato pure quello?

Dicono... Saviano contribuisce a dare una cattiva immagine dell'Italia nel mondo.
Io penso che per quello bastino gli italiani.

Tuesday, October 21, 2008

Dear Members of the Academy, please help Italy say "no" to crime: Award Gomorra with an Oscar!
http://en.wikipedia.org/wiki/Gomorra_(film)

The guy who wrote the book is now under constant escort since he is constantly threatened by criminals! Help us say "no"... kill us all! Better dead than forced to obey you!

L'appello sottoscritto da Dario Fo, Mikhail Gorbaciov, Gunther Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk e Desmond Tutu


Roberto Saviano è minacciato di morte dalla camorra, per aver denunciato le sue azioni criminali in un libro - Gomorra - tradotto e letto in tutto il mondo.

È minacciata la sua libertà, la sua autonomia di scrittore, la possibilità di incontrare la sua famiglia, di avere una vita sociale, di prendere parte alla vita pubblica, di muoversi nel suo Paese.

Un giovane scrittore, colpevole di aver indagato il crimine organizzato svelando le sue tecniche e la sua struttura, è costretto a una vita clandestina, nascosta, mentre i capi della camorra dal carcere continuano a inviare messaggi di morte, intimandogli di non scrivere sul suo giornale, Repubblica, e di tacere.
Lo Stato deve fare ogni sforzo per proteggerlo e per sconfiggere la camorra. Ma il caso Saviano non è soltanto un problema di polizia. È un problema di democrazia. La libertà nella sicurezza di Saviano riguarda noi tutti, come cittadini.

Con questa firma vogliamo farcene carico, impegnando noi stessi mentre chiamiamo lo Stato alla sua responsabilità, perché è intollerabile che tutto questo possa accadere in Europa e nel 2008.

DARIO FO
MIKHAIL GORBACIOV
GUNTHER GRASS
RITA LEVI MONTALCINI
ORHAN PAMUK
DESMOND TUTU

Firmate per appoggiare Saviano:

http://www.repubblica.it/speciale/2008/appelli/saviano/firme_raccolte_149.html


Il mio pensiero:
Non mi frega un accipeppa della responsabilità dello Stato, lo Stato è infiltrato e si sa.
Non mi frega assolutamente niente delle sue responsabilità.
Ma questo ragazzo ha osato raccontare la verità e viene minacciato... e basta sentire le parole che dice quando va alle fiere del libro sul potere del lettore, di chi acquista i libri.
Comprate sto cacchio di libro anche se non lo leggerete! Compratelo per dire NO!
Secondo mio padre: sto ragazzo prima o poi se lo stampano... si sono stampati Falcone e Borsellino con la scorta.
Ecco, ma se questa volta anche noi possiamo fare qualcosa per evitarlo, non vale la pena di tentare?

Saviano, io ho una casa in campagna... è fuori mano... non ti affittano le case a Napoli per paura? Vieni da me. Male che vada mi mettono una bomba sotto casa e allora dove starebbe il problema: si schiatta una volta sola! Ma almeno non campo da pecora.