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Thursday, April 10, 2008

Iginio Calabirino
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Iginio Clabirino, guardiano dell’Inferno.

Iginio Calabirino era seduto sulla sua seggiolina fatta di ossa e si puliva il nero dalle unghie con un chiodo semi arrugginito per ammazzare il tempo. Il nero era senz’altro dato dal carbone che si respirava in grandi quantità laggiù negli Inferi ma voci circolavano sul caro Iginio (e il nome stesso lo confermava) e sulla sua abitudine di sonnecchiare nelle ceneri del camino come un novello Cenerentolo.

Non era alto, ne’ aveva larghe ali e sorrideva troppo, il che lo rendeva alquanto strano, per non dire inviso, come diavoletto, si sa che i demoni vivono per corrucciare la fronte… e si dice che sia una delle materie che studiano a scuola: il corrucciamento.

Beh Iginio non ci faceva molto caso ma di fatto questa sua abitudine gli aveva procurato il lavoro più noioso e meno pagato tra tutte le balze dell’Inferno: il portinaio.

Eh, sì, Iginio Calabirino altri non era se non il guardiano del portone dell’Inferno… un San Pietro tutto al contrario se vogliamo. Ma, mentre in Paradiso San Pietro possedeva chiavi dorate e un bel taccuino con tanto di piuma d’oca svolazzante (e anche un bel paio di assistenti alate vestite da hostess che lo aiutavano nell’arduo compito di contare le anime in entrata), Calabirino aveva solo la sua seggiola fatta d’ossa e un chiodo arrugginito per sgrattare sul muro un segnetto per ogni anima di passaggio.

Un giorno, sul tardo pomeriggio, uno strano frastuono provenne dal portone facendolo sobbalzare. Ponderò a lungo su cosa potesse essere quando infine si rese conto: “ohibò, è il battocchio!”
Prese la seggiola, la avvicinò al portone e si arrampicò fino allo spioncino per aprirlo. Attraversò la finestra graticolata con il naso e notò un uomo magro e capellone che lo guardava con occhi gentili.
“O che vuoi?” Gli chiese sgarbatamente.
L’uomo sorrise.
“E’ permesso? Posso entrare?”
“Te tu chi sei?” Prosegui’ Calabirino.
“Sono Yeoshua e vengo da Nazareth… beh a dire il vero... non vengo proprio da Nazareth al momento… mi trovavo per strada e...”
Calabirino chiuse lo spioncino e tornò alle sue unghie. Nemmeno due secondi dopo, il capellone si aggrappò al battocchio e prese a batterlo come una suocera ostinata.
“Ancora te!”
“Ah!” Sospirò desolato l’altro. “Che vita grama deve essere la tua… puoi solo guardare fuori attraverso quelle sbarre!”
Il diavoletto ebbe un singulto.
“Ma te lo sai cos’è codesto luogo? Leggi lassù!!” Indicò un segnale in cima alla porta. “Dice: lasciate ogni speranza o voi ch’entrate!!!”
“Fammi entrare che alla speranza ci penso dopo.”
“Boh, fai te… noi per questo mese siamo al completo… ci mancava un samaritano!”
Calabirino scese dalla sedia con un balzello e aprì la porta dell’Inferno... ma solo uno spiraglino e in quel momento lo straniero ficcò il piede nell’uscio.
“Ho cambiato idea!” urlò il demone cercando di spingere il portone chiuso. “Te sei un predicatore non un samaritano, anzi peggio! Sei un vendotore ambulante porta a porta!!! Sciù sciù! Non c’è trippa pe’ gatti!”
L’uomo si infilò nel portone e lo spinse aperto facendo catapultare indietro il povero Iginio. Poi lo afferrò per il colletto e gli diede un buffetto sulla faccia.
“Ma che fai?” Gli chiese il diavoletto.
“Porgi l’altra guancia…” Sorrise il Nazareno.
“Dio bono!” Esclamò Calabirino.
“Esatto!”
E così fu che Gesù entro’ all’Inferno, prese tutti patriarchi della Bibbia che ancora stavano nel Limbo e se li portò su in Paradiso senza chiedere il permesso a nessuno.
Una tale perdita di clientela… un tale bilancio negativo nel quaderno delle anime… il Diavolo non lo aveva mai visto… è il caso di dire che gli prese un diavolo per capello. Anzi prese un diavolo per i capelli e dopo averlo bussato per bene, lo spedì dritto dritto a Caina a lavare i pavimenti. Qualche volta Calabirino cadde e rimase incollato con la lingua sul pavimento di ghiaccio e allora si trovava a pensare ancora al famoso porgi l’altra guancia…
“Ah se ti becco, se ti becco.. vediamo se la porgi te l’altra guancia…” Si diceva. “E che il diavolo ti si porti!”

Era credenza comune, nel Medioevo, che dopo la sua morte Cristo fosse disceso all’Inferno prima di ascendere al Paradiso, liberando e portando con sé tutti i santi patriarchi. Questa storia fu presto tradotta nei misteri pasquali ed è stata tramandata fino ai giorni nostri col nome di: “La discesa di Cristo all’Inferno”. Ne esistono diverse, anonime, versioni.

Questa era una.


2 comments:

Anonymous said...

Guarda sul mio blog ^__^ Post dell'11 aprile ^^
Sei stata incatenata :)

Anita

Deda said...

come? dove?