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Wednesday, February 13, 2008

Papà a casa per Natale.

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Papà a casa per Natale.

Era quel periodo dell'anno, di nuovo.
Quel periodo in cui tutti dovrebbero essere generosi e felici e appendono decorazioni nelle loro case per dimostrarlo. Come se il resto dell'anno non potessero farlo! Era stagione di feste, le più felici di tutte.
Morsel le odiava. Aveva 25 anni e le odiava.
Non decorava la casa col grano e con l'agrifoglio, non poteva interessarla meno: non aveva mai amato le feste, non le erano mai andate per il vesto giusto!
Quella notta sarebbe stata una notte come tutte le altre... e nemmeno il tempo era dei più allegri. Un tuono scosse il cielo mentre la pioggia battente frustava le finestre piombate.
Morse apparecchiò per cena e accese le candele. Il piatto principale, patate arrosto, il preferito di suo marito.
"Vigilia bagnata!" Disse la sua bimba.
"Già." Non sorrise. La notte di Natale! Una notte come tutte le altre, per lei. L'unica cosa che voleva era che suo marito tornasse a casa presto. Non le piaceva saperlo fuori con quel tempo e soprattutto non per uno stupido Natale!
Ma lui doveva andare a cercare il regalo per la sua bimba, aveva detto. Morsel sapeva che tutto ciò che la bimba in questione davvero necessitava era che papà fosse a casa per Natale.
"Ma dov'è papà?" Liz si fece impaziente.
"Sarà qui a momenti!"
"E se gli è successo qualcosa? E se si è scordato come si torna a casa?"
"Non lo farà!"
"Come fai a saperlo?" Liz iniziò a saltare sulla poltrona.
"Se conosco tuo padre... e lo conosco... non mancherebbe alla cena di stasera nemmeno per tutto l'oro del mondo!" Le sorrise la donna.
"Possiamo mangiare?"
"No!"
"Ma io ho fame!"
"Dillo tre volte che ti passa!"
Liz continuò a saltare a piè pari da poltrona a poltrona.
"Ho fame, ho fame, ho fame!" Si fermò all'improvviso e si voltò ferso Morsel. "Non mi passa!"
"Aspetteremo papà."
"Sei sicura che tornerà a casa stasera?"
Morsel sospirò e quasi perse la pazienza. Quindi gli occhi le caddero sulla mensola del camino dove sedevano le sue tre bambole preferite, fatte a mano, e una di loro doveva somigliare a lei quando aveva cinque anni.
"Liz... adesso ti racconterò una storia!" Sorrise. "Così capirai perché papà sarà a casa in tempo!"
Prese le tre bambole e le mostrò alla bambina.
"Sai come ho ricevuto queste bambole?" Chiese la donna. Liz scosse la testa in segno di diniego. "Siedi qui..." La invitò accanto a lei.
Lei due si accomodarono accanto al fuoco e la donna cominciò il suo racconto.

* * *

Era quel periodo dell'anno, di nuovo.
Tutti erano in procinto di appendere fiori e decorazioni alle finestre, il pane intrecciato, il grano, quelle cose là e anche se era bel tempo, caldo e soleggiato, Natale sarebbe venuto ugualmente e sarebbe stato Natale.
Lo odiavo. Avevo solo cinque anni ma lo odiavo. Perché ogni anno non importa quanto profondamente e sinceramente pregassi Gesù bambino affinché esaudisse il mio desiderio... non importa quanto buon fossi state le due settimane prima di Natale - e due settimane di solito sono abbastanza per imbrogliare Gesù bambino e fargli credere che ero stata buona tutto l'anno, credi a me - ebbene nonostate io chiudessi io miei occhietti e i miei pugni forte forte e mi concentrassi sul mio solo, unico desiderio... papà non sarebbe stato a casa per Natale.
Sarebbe partito per lavoro e si sarebbe dimenticato di me.
La signora Piazza aveva fatto crescere del bel grano bianco in forma di stella e cuoceva, come sempre, un Presepio fatto di pane: aveva fatto San Giuseppe e la Madonna, cotto troppo il bue e definitivamente bruciacchiato l'asinello. Come sempre. Era una tale esibizionista!
La mamma era in giardino e stendeva il bucato al sole: una, due, tre bandana. Tutti neri con piccoli teschietti e spade bianche ricamati a ogni angolo. I bandana di papà. Canticchiava un motivetto allegro così in contrasto col mio umore nero.
"Mamma, perché stai lavando i bandana di papà?" Le chiesi.
"Oh, pensavo che gliene potrebbero servire di più per il suo viaggio!" Mi disse.
"Perché? Parte?"
"Sì, tesoro."
"Di nuovo?" Gridai.
"Oh, tesoro... lo sai che questo è il miglior periodo dell'anno per papà per andare per mare e assaltare navi!" Mi rispose.
"No, no e no!" Mi gettai a terra e presi a strepitare scalciando e tirando pugni, capricciosamente, strappando l'erba e gridando tra i singhiozzi.
Proprio come fai tu quando vuoi qualcosa che non puoi avere.
Questo non avrebbe cambiato la realtà dei fatti, però: papà era un pirata, avrebbe preso i suoi bandana, avrebbe lasciato l'isola di Marzo e sarebbe andato a saccheggiare navi il giorno di Natale.
"Oh mamma mia!" Scosse la testa la mia mamma. "Su, non essere sciocca... vai a fare colazione!"
Quindi tornai in casa, spostai la sedia vicino al tavolo e mi ci arrampicai. Una ciotola di latte mi stava già aspettando accanto a una fetta di pane, una pera e del formaggio. Mi piaceva sbriciolare il pane, buttarlo nel latte e affondarne i pezzi col cucchiaio.
"Là! Nel fondo dell'oceano!" Dicevo e poi mi ritrovavo a pensare che forse il mio papà aveva cominciato a quel modo. Forse da bambino gli piaceva affondare le molliche di pane nella sua ciotola, come facevo io... e poi aveva finito con l'affondare le navi altrui. Il solo pensiero mi fece rabbrividire, spostai la ciotola e lasciai andare la posata.
Ero così persa in questi profondi e complicati pensiri da non accorgermi delle due faccine felice che mi spiavano dalla finestra. Una delle due raggiungeva appena il davanzale mentre l'altra quasi sfiorava lo stipite.
"Morsel... morsel..." Il più alto bussò alla finestra.
Mi voltai e finalmente vidi i fratelli Van Hood, i miei migliorissimi amici.
All'epoca Sean aveva due anni in più a me ma mi superava in altezza solo di qualche centimetro. Aveva capelli biondi, occhi verdi e grandi e somigliava tantissimo a suo padre. Il suo naso sembrava un bottone e il viso era invaso da lentiggini non appena restava un minuto di troppo al sole. Kyle aveva quindici anni. Beh, allora c'erano ancora persone che lo chiamavano col suo vero nome: Kellyngthon Marion Van Hood ma era meglio evitare se volevi restare in vita. Kyle raggiungeva già quasi il metro e ottanta centimetri e sembrava che non volesse fermarsi là. Era bello robusto anche, popolare con le ragazze dell'isola - ma la sua vera fidanzata ero io - e aveva la strana abitudine di non mangiare animali che aveva... conosciuto personalmente. Lo fa ancora, vero? Avevo una tale cotta per lui!
A ogni modo, saltai giù dalla sedia e corsi fuori dai miei amici e corsi a rifugiarmi tra le braccia del principe dei miei sogni. Ci avviammo alla fonte, quella dove le donne vanno a fare il bucato, nella piazzetta dabbasso, e avevo un tale muso lungo che... non si poteva non notarlo.
"Che cos'hai, amore?" Mi chiese Kyle. "Non sembri affatto felice oggi!" Mi mise giù e si sedette sul bordo della fonte per guardarmi più da vicino.
"Papà sta per ripartire!" Risposi. "Odio il Natale!"
"Non lo dire o Gesù Bambino non ti porterà nemmeno un regalo!" Disse Sean con la lispa.
"Non c'è nessun Gesù Bambino! E non c'è nessun Natale!" Risposi allora, battendo un piede a terra.
"Vieni qui..." Kyle mi prese nuovamente in braccio. "Non voglio che parli così... solo perché il tuo papà non sarà a casa per Natale non vuol dire che Gesù Bambino non verrà da te!"
"Non mi importa dei doni! Non voglio niente! Voglio papà a casa per Natale!"
Era davvero tutto ciò che desideravo. Ero stanca di restare seduta, sola, davanti al camino il mattino di Natale ad aprire i regali degli zii, era troppo triste. Per di più continuavano a regalarmi calze!
Proseguimmo il resto della giornata in santa pace, come sempre, andammo a passeggiare sulla spiaggia e poi passammo allo stagno per catturare girini e rane. Kyle cadde perfino in acqua. Nel pomeriggio ci sedemmo sotto un grande ippocastano sulla collina, dove Kyle ci leggeva sempre tante storie. Era davvero gentile da parte sua trascorrere tanto tempo con noi, in effetti non era una cosa che avrebbe dovuto fare, a quell'età, ma adorava suo fratello e penso proprio che si divertisse con noi, la maggior parte del tempo. Ovviamente verso le cinque del pomeriggio ci lasciava: Sean restava a giocare nel cortile di casa mia, con vermi e fango, e lui andava a trovare le sue ragazze. Ne aveva più di qualcuna.
Sean e io lavoravamo a tunnel, laghi, canali. Eravamo capaci di costruire intere Venezie di fango, non che avessimo effettivamente mai visto Venezia, poi finivamo nella tinozza attorno alle sei dove la mamma ci lavava, insieme, ci vestiva per bene ci preparava la cena e poi ci metteva a letto. Era come avere un fratello gemello attorno tutto il tempo. Sean restava a dormire da me molto spesso oppure Kyle passava a prenderlo al suo ritorno a casa e se lo portava a cavalcioni fino al castello dei Van Hood.
"Non capisco..." Dissi loro un giorno. "Non chiedo tanto... dopotutto sono davvero una brava bambina... papà dovrebbe darmi la luna e le stelle per Natale... e invece io non chiedo altro! Voglio solo che stia con me per Natale!"
"Che noia... andrà via comunque e allora piantale!" Si lamentò Sean.
"No tu piantala!"
"No, tu piantala!"
"No, tu!"
"Tu."
Inziammo a litigare.
"Bambini, basta." Gridò Kyle. "Però ha ragione lui, Morsel... non possiamo farci nulla!"
"Nemmen tu?" Gli chiesi. Allora credevo davvero che Kyle potesse fare qualunque cosa.
"Io?" Parve sorpreso. "Oh no, davvero tesoro hai capito male... io... sono un ragazzino, come te... I grandi ancora non mi ascoltano."
"Ma tu sei grande!" Gli dissi.
"Bimba, sono solo alto!" Sospirò.
Anche Sean sembrava deluso, in qualche modo, perché tutti e tre sedevamo sui gradini di casa mia e sembravamo il ritratto della desolazione. Nemmeno Kyle aveva potuto trovare la soluzione al problema, mentre di solito riusciva a trovare soluzioni anche per i casi più tragici: come quando non riuscivo ad arrampicarmi sul ciliegio perché i rami erano troppo alti e si arrampicò lui per me o come quando il dente di Sean aveva iniziato a muoversi e lui era riuscito a cavarglielo.
Beh, di tanto in tanto anche Sean aveva buone idee. Una volta costruì una tenda sotto una grande quercia, fu attaccato dalle vespe e per scacciarle accese un grande fuoco per affumicarle. Certo, quella volte appiccò il fuoco all'albero per errore e fu Kyle a estinguere l'incendio. Già... beh, però le vespe andarono via lo stesso, no?
Poi accadde. Un pomeriggio ritornavamo a casa mia dal pollaio del prete, dove avevamo appena giocato un brutto tiro alle galline - eravamo bambini terribili, a volte - ed ero coperta di piume. Stavo cercando di togliermele dai capelli quando andai a sbattere contro un gruppo di ragazze. Sbucarono fuori da dietro un angolo, iniziarono a ridacchiare verso Kyle, accarezzarono la testa di Sean e mi ignorarono completamente.
"Perché sei sempre appiccicato a questi marmocchi?" Chiese Gina. Oh, quanto la odiavo. Vedi, Kyle avrebbe sorriso quel suo piccolo sorriso, con un angolino della bocca, avrebbe ammiccato, sollevato le sopracciglia e inclinato la testa di lato... il che significava che era interessato a lei.
"Non sempre... sono appiccicato anche a te, a volte." Le ghignò di rimando.
"Vieni a farti un giro con noi?" Chiese un'altra ragazza.
Iniziarono a saltellargli attorno come piccole farfalline svolazzanti. Non so tu ma io le farfalline le discaccio e quindi mi feci avanti e pestai il piede di una delle ragazze. Peraltro non erano ancora le cinque.
"State lontane da lui, tutte quante!" Puntai un dito contro di loro. "Non mi piacete!"
Kyle si indispettì con me.
"Ehi, che maniere, Morsel, non sei tu chi decidi chi sono miei amici!"
"Già, chi sei tu per decidere?" Gina mi spintonò.
Sean venne in mia difesa.
"Non spingerla, stregaccia!"
"Lui è il mio fidanzato!" Dissi io.
"Pensavo che Sean fosse il tuo fidanzato!" Rise l'altra.
"Anche lui!" Annuii.
Li amavo entrambi tantissimo ed ero convinta che avrei potuto sposarli entrambi.
"Non puoi fidanzarti con tutti e due!" Si lamentò Sean. "A che cosa ti serve lui?"
"Su, Morsel, sei ancora troppo giovane per fidanzari... torna a casa con Sean... ne riparleremo tra qualche anno!" Kyle rise con loro. Ero davvero delusa. "Se sarai dello stesso avviso..."
Fu allora che pestai anche il piede di Kyle e scoppiai in lacrime.
"Sei cattivo! Non ti amo più!" Gridai dandomi alla fuga.
Fu la nostra prima lite. Tornai a casa, drittta a letto, senza cena e la sensazione che sarebbe stato il peggior Natale di tutti i tempi si fece strada in me.

* * *

"E poi cos'è successo?" Liz sembrava molto interessata.
"Non saprei dirlo... o meglio non sapevo dirlo allora... ma lo immagino ora..." Sospirò Morsel.
"Cosa?"
"Beh, rifiutai di vedere i ragazzi dopo il fatto... e non volevo più essere loro amica..."
"Davvero?"
"Già, ma loro non avevano rinunciato a me."
"E cosa fecero?"
"Decisero di farsi perdonare!" Sorrise Morsel. "Quando mi svegliai la mattina di Natale trovati Luna e Stelle di carta appese al soffitto della mia stanza!"
Liz rise.
"Visto?"
"E questo cosa c'entra col fatto che papà non è ancora tornato a casa per Natale?" Mormorò la piccola.
"Quell'anno, tuo padre e tuo zio iniziarono una tradizione... ogni anno, per Natale, cercarono di darmi la cosa che avrei potuto desiderare di più, eccetto avere mio padre con me!"
"Tipo cosa?"
"Una volta costruirono un baldacchino per il mio letto. Un'altra volta prepararono una grande cena da mangiare tutti insieme... poi... ci fu un anno in particolare..."

* * *

Il Signor Van Hood aveva deciso che Kyle sarebbe stato medico e Sean un notaio. Quando Kyle compì vent'anni fu costretto a lasciare l'isola per andare a studiare a Londra- e Sean doveva seguirlo al compimento del suo quindicesimo compleanno. Le sue fidanzate erano molto tristi ma io ero quella più distrutta dall'idea di non poterlo vedere per tanto tempo. Poi, nel giro di tre anni, anche Sean sarebbe andato via e io sarei rimasta tutta sola come non lo ero mai stata prima d'allora.
Eravamo molto vicini, noi tre, specialmente dopo l'incidente mio e di Sean. Vedi, io e Sean ce n'eravamo venuti con la felice idea di saltare giù dalla cascata dello stagno con la barca. Certo, è una cascata molto piccola, nemmeno quattro metri, ma per noi era pur sempre una grande avventura. La barca però perse il controllo, era pesante, perdemmo i remi e fummo capovolti toccando un sasso e, in quel modo, ci dirigevamo verso la cascata. Prima che potessimo cadere sui sassi Kyle ci prese al volo e andò giù al posto nostro. Si ruppe un'anca... ed ecco perché zoppica un pochino anche adesso. Il senso di colpa che io e Sean provammo per aver causato un simile incidente cementò la nostra già fortissima amicizia. Stringemmo un patto che non avremmo mai più fatto del male al nostro Kyle perché gli dovevamo davvero molto.
A ogni modo stava per lasciarci. Quanto ci redenva tristi quella notizia!
Ci dirigemmo a passeggio verso la fontana e io come sempre bofonchiavo le solite lamentele.
"Papà sta per ripartire!" Non gridavo più, davvero, mi ero arresa all'idea che non sarebbe stato a casa per Natale.
"Qual è dunque il tuo desiderio per quest'anno?" Chiese Sean.
"Vorrei tanto restare per sempre insieme noi tre." Risposi, tristemente.
"Lo sai che non è possibile." Sospirò Kyle. "Questa è un'altra di quelle cose sulle quali io non ho controllo..."
"Lo so..."
"Non è ancora crescito del tutto!" Sean amava stuzzicarlo.
"Posso prometterti una cosa però..." Mi prese in braccio. "Un giorno ti regalerò il Natale perfetto!"
"Eh, la vita non è perfetta!" Disse il fratello m


inore.
"Ma non mi dire..."
"Certo, guarda il mio caso... sono Olandese e sono incastrato su un'Isola affollata da seicento italiani... trecento dei quali sono rumorosissimi pirati. E tutti vogliono o rubarmi qualcosa o vendermi qualcosa... o rivendermi qualcosa che mi hanno precedentemente rubato..."
Non dimenticherò mai come Sean si sentisse poco a suo agio sull'isola. Non riusciva ad adattarsi. Il fatto di avere me e suo fratello rappresentava una grande consolazione.
Quell'anno per Natale trovari ad attendermi sul davanzale della mia finestra tre bambole. Somigliavano a me, Sean e Kyle. I capelli erano fatti di lana e gli occhi con bottoni.
L'idea di base era che, anche se non potevamo stare sempre insieme, ci saremmo comunque sempre stati l'uno per gli altri e viceversa. Quel regalo fu la più bella sorpresa di tutta la mia vita. Sean e Kyle spiarono in casa per vedere se mi fossero piaciute le bambole e li vidi farmi un cenno di saluto con la mano, le dita bendate. Le avevano cucite tutti da soli. Ovviamente era evidente che questi ragazzi non erano tagliati per il cucito!
Corsi ad abbracciarli, felice e commossa, mi biaciarono sulla fronte, i miei migliorissimi amici!
In qualche modo, anche se il mio desiderio non poteva realizzarsi quell'anno, saremmo sempre rimasti insieme.

* * *

"Ho dormito con queste tre bamboline per tanti anni... ecco perché sembrano vecchie e logore!" Concluse Morsel. "Sono il mio tesoro più prezioso..."
"Non dormi più con loro?"
"No, cara, almeno uno di loro è l'originale adesso..." Sorrise tra sé e sé.
All'improvviso la porta dell'androne si aprì e una gallina fece il suo ingresso, starnazzando.
"Un gallo!" Esultò Liz. "Papà si è ricordato!"
"Quello non è un gallo... è una gallina!" Rispose Morsel.
"No, ce l'ho già una gallina... quindi è un gallo!" Liz prese a correre dietro la gallina, allegramente.
In quel momento Sean fece il suo ingresso, si tolse il mantello bagnato e lo poggiò su una sedia.
"Che idea! Darle un'altra gallina... come se non bastasse quella che abbiamo!" Si lamentò la donna.
"Temo che sia quello che ha chiesto per Natale!" Sorriso l'uomo. "A dire il vero penso che avesse chiesto un gallo ma visto che la vecchia gallina ha smesso di fare le uova abbiamo pensato di unire l'ultile al dilettevole!"
Liz stava ancora correndo dietro l'animale.
"E suppongo che questa sia un'idea di tuo fratello..." La donna corrucciò la fronte.
Sean sorrise. La porta si aprì nuovamente e qualcun altro entrò nell'androne.
"Kyle? Perché hai preso a Liz un'altra gallina?" Si avviò verso il nuovo arrivato, blaterando e andando a sbattegli quasi contro. L'uomo fece un passo verso la luce, rivelando due piccoli occhietti blue, un naso puntuto e un sorriso embarazzato. Ma lo sguardo di Morsel era fermo su un bandana nero, ricamato con piccoli teschietti e spadine bianchi a ogni suo angolo. Kyle spuntò alle sue spalle e lo spinse in avanti, sorriso il suo piccolo sorriso, con un angolo della bocca, sollevò le sopracciglia, ammiccò e piegò la testa di lato.
"Credo di aver trovato il regalo per un perfetto Natale, quest'anno..." Le disse.
Solo allora la donna comprese, guardò suo padre, mise tutti i pezzi insieme: Kyle non aveva mai dimenticato, mai rinunciato.
"Papà..." Si portò le mani alla bocca. "Papà a casa... per Natale!"
La madre di Morsel fece il suo ingresso nella stanza e tutti si riunirono attorno a lei che con occhi colmi di lacrime fissava il padre.
"Buon Natale, amore!" Kyle la abbracciò forte e le baciò la fronte.
Era quel periodo dell'anno, di nuovo, quando le famiglie riunite litigano o celebrano la fortuna di essere nonostante tutto tutti insieme. La cena era pronta. La stanza era decorata. Tutti sembravano felici. Kyle accarezzò la testa della sua bimba, andò a sedersi a capo tavola davanti a un bel piatto di patate arrosto, il suo piatto preferito. Guardò sua moglie negli occhi e seppe: le feste… le amava, aveva 25 anni e le amava!


Papà a casa per Natale

----- FINE -----

2 comments:

Nat said...

I agree!

Deda said...

I am glad you like my story, natuzzo... I have English version too! Interested? XD