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Saturday, March 28, 2009

BOLOGNA CHILDREN'S BOOK FAIR - FIERA DEL LIBRO PER RAGAZZI DI BOLOGNA- 2009

Riflessioni sulla fiera del libro per ragazzi di Bologna... assolutamente da ribattezzare in: Fiera dell'Editoria per Ragazzi (se continua con questo format - non prendiamoci per i fondelli)
(Da premettere che sono andata come addetta al settore, accompagnando 2 editori e che la cosa ci è costata non poco!)

Torno solo ora da Bologna e a mente fredda, dopo gli entusiasmi e le incazzature altalenanti degli scorsi giorni, provo a stilare le mie impressioni sulla fiera del libro per ragazzi di quest'anno.
Dunque, innanzitutto, a differenza degli altri anni, la fiera era riservata agli addetti del settore e assolutamente vietata ai ragazzi - pare ci fosse un giorno in cui i ragazzi potevano partecipare a laboratori.... mhhh li ho incontrati sugli autobus mentre andavano in fiera ma, onestamente, nella fiera io di ragazzi non ne ho visti. Li avranno mangiati all'ingresso? Poco importa, io ho mangiato panini alle zucchine in ogni caso.

A ogni modo, niente ragazzi... Questo ci può anche stare, meno confusione, luogo di incontri per affari, compravendita di diritti... ma poi non venite a lamentarvi che i ragazzi non leggano più se organizzate fiere del libro per ragazzi... per addetti al settore e non aprite almeno un giorno la fiera ai ragazzi.
Cosa comporta questa cosa, secondo me? Beh, ci sono molti libri per ragazzi che assolutamente per ragazzi non sono. Si parla di libri d'autore. Belli quanto vi pare ma è una mia impressione o negli ultimi anni tutti, ma proprio tutti, stanno dimenticando cosa voglia dire fare prodotti per ragazzi? Non solo i libri, anche il cinema di animazione ha smesso di parlare il loro linguaggio (mio nipote di Wall-e ha capito sì e no due cose messe in croce!).
Ribattezziamola dunque: fiera del libro per adulti che non vogliono diventare adulti e giocano ancora a fare i ragazzi in un circolo ristretto e riservato a loro e che si meravigliano come degli sciocchi che i gormiti facciano il botto.
Troppo lungo come nome? Vabbè, però non cerchiamo il pelo nell'uovo ora... vogliamo chiamarla: perché i gormiti fanno il botto e noi figoni no?
Il succo non cambia.

Evviva Barbie! (magari non vestita da moschettiera però)



L'ufficio stampa quest'anno ha fatto dei casini immani, se posso dire la mia, a partire dal rendere complicato, se non impossibile, alla stampa l'ingresso alla fiera - ma voi ne avete visti servizi ai telegiornali? Perché io non ho visto niente. - e limitandosi a un comunicato stampa del giorno dopo che vede la fiera chiudere in positivo.
Come ha fatto questa fiera a chiudere in positivo se era vuota? Sono andate bene le contrattazioni? Noi abbiamo trovato pochissime novità, poche cose realmente interessanti e preso pochi contatti!
Beh, il commento, grosso modo, diceva qualcosa del tipo: è vero che si vende meno ma ci sono molti più editori.

E' positiva questa cosa? La torta si fa più piccina ma ci sono più bocche da sfamare? Mi pare ovvio che, se la matematica non m'inganna e l'economia nemmeno, non ce ne sarà abbastanza per nessuno e non ne verranno fuori bene nemmeno i grandi editori, con le ossa dure e la bocca più grande.

Tengo le dita incrociate per Lane Smith allora.

Già, nemmeno i grandi editori sono riusciti ad aprire bene la bocca quest'anno. Non è per dire ma l'ultimo giorno di fiera la Penguin stava inscatolando tutto il suo materiale alle 11 del mattino e la fiera chiude tipo in tardo pomeriggio. La penguin!
Alle 13:00 dell'ultimo giorno io vagavo per padiglioni vuoti, con stand vuoti o in fase di sgombero e mi domandavo: la gente che ha fatto il biglietto per oggi che cavolo viene a fare?
Uscendo li vedevo in fila a prendere il biglietto e ho detto, a voce alta: guardate che hanno chiuso quasi tutti se non avete appuntamenti risparmiatevi la sofferenza.

Ma, cara organizzazione, non si usava multare le persone che si mettevano a inscatolare e chiudere gli stand prima del tempo? E' un comportamento poco corretto verso chi il biglietto lo ha comperato davvero solo per l'ultimo giorno perché, diciamoci la verità... non è che mettere una fiera come questa infrasettimanale aiuti. Un sacco di gente non è potuta venire e il giovedì è il giorno più vicino al venerdì che è il giorno più vicino al sabato che aiuta un zinzino a fare ponte, volendo.
Procurarsi i pass come addetti al settore, stampa, autore etc etc etc... arduo e quasi impossibile. Si è dovuto ricorrere a vie traverse perché chiamare l'ufficio stampa e sentirsi dire al nostro: "non ci sono arrivati i pass"... un bel "impossibile noi li abbiamo mandati" mi fa pensare tre cose: 1) avete troppa fiducia nel sistema postale italiano 2) davvero non ci tenete a un articolo positivo da parte della stampa. 3) penso che i contatti con le altre case editrici, d'ora in poi, li prenderò fuori della fiera o a Francoforte che pare organizzata meglio. Insomma grazie per avermi istigata ancora una volta all'emigrazione. (ma ditelo che sotto sotto Francoforte vi paga la mazzetta ahahahah)
Non mi lamento, tuttavia, lasciare fuori me non è altrettanto grave che lasciare fuori un certo tizio che rappresentava l'ambasciata iraniana e che non è stato fatto entrare perché il biglietto da visita non diceva "corpo diplomatico" o quello che è.
Mi scusi, corro un attimo in copisteria a farmi fare un biglietto da visita finto con su scritto "Regina di Culonia" e con due euro me la cavo ed entro. Stiamo scherzando? Alzare il culo e fare una chiamata in ambasciata no?

Ma parliamo del deserto dei tartari.

Vuota vuota vuota e dico anche di addetti al settore. Lo spazio per appendere i poster leggermente allargato ma totale divieto di affiggere fuori dello stanzino i poster e i biglietti da visita finché non trovavi roba a terra, non c'era più uno angolino sulle pareti, dovevi scortesemente coprire gli altri... nooo, dopo un po' te ne freghi, soprattutto se la parete fuori è soffice mentre quella dentro è duro cartongesso (ti sfido a usare una puntina da disegno). La gente dal secondo giorno ha messo i poster fuori.
Mentre io appendevo il mio si avvicina un vigilante e mi bussa sul cartello. Lo guardo.
Mi fa: non si possono appendere i poster qui.
Gli chiedo: e gli altri?
Lui: non dovrebbero starci, poi li togliamo.
Io, sorrido: va bene.
La sera erano ancora tutti là. Sorrido di nuovo e il giorno dopo aggiungo anche il mio: allora togliete anche il mio, uno più uno meno non fa differenza.
Vi posso assicurare che erano ancora tutti là quando sono andata via a fine fiera. E questa è istigazione a delinquere.

Insomma date il giusto spazio a questo tipo di cose, la gente viene là per cercare agganci ma se fate manfrine gli agganci una se li va a cercare altrove e a Bologna fiera non ci torna più, o no? Perché vi rendete conto che un pass di 4 giorni costa 60 euro? E chi li vuole dare 60 euro per esser preso per i fondelli?

Lo spazio delle conferenze enorme... un totale spreco con questo atrio enorme e poi: le mostre poste agli angoli (una nascosta, l'altra messa in corner) e tutto lo spazio nel mezzo serviva a chi?

La cartina indicava orientativamente in quale padiglione si trovavano gli editori di quale Paese... tutti mescolati beccavi l'Italiano accanto all'inglese e accanto all'americano... ma va anche bene perché mentre cerchi una cosa incappi in un'altra ma nella cartina non ci sono i nomi degli editori. No quelli li trovi sul catalogo, che costa un rene ed è anche un po' inutile... perché fai prima a scaricare il catalogo in pdf su internet e stampartelo.


Cose strane che ho visto: conferenze vuote, padiglioni vuoti, stand in miniatura (penso che DC in un angolino di uno stand condiviso con altri editori mi abbia fatto una tale tristezza che una non si sorprende più del fatto che ogni tanto muoia un super eroe per far alzare le tirature dei fumetti).
Nello stand Dark Horse giocavano coi gormiti.




In generale ti accorgi che esistono piccoli editori disposti a fare di tutto per crearsi un piccolo spazio ma noti anche che davvero un sacco di gente investe un botto di soldi in immani cavolate! Chissà in quanti avranno pensato: wah, pubblicano sta roba qua e non pubblicano la mia? (ma anche vedendo lo stand IES col mio megaposter di Principessa del Cuore, eh, non lo metto in dubbio). Al di là della mera presunzione c'erano davvero delle cose assurdamente allucinanti!

Cosa ho visto primeggiare? Il libro d'arte roba che non compreresti mai a un bambino, roba che paghi 25/30 euro.
Non prendermi in giro però dicendomi che è roba per ragazzi, vai alla fiera del libro d'arte allora! Insomma c'è una fiera specifica per questa tipologia di libri, no?
Che poi anche là ho visto sempre la solita solfa, con disegni che piacciono più ai grandi che ai piccini, roba talmente inquientante che un bimbo di 5 anni finirebbe col tagliarsi le vene se la vedesse.


Francamente anche nella mostra... vedi tutti questi disegni bellissimi, particolari, artisticissimi: yawn! Che barba! Non piacciono manco a me che sono nel campo!
Io ho il cervello di un bambino di 8 anni e penso... yawn! Non è un caso che Innocenti con la sua finta semplicità (perché non sono semplici i suoi disegni, sono sofisticatissimi, dettagliatissimi, ma passano per semplici, tanto sono diretti), naturalezza, quasi realismo vinca il premio Andersen, o no? Era la cosa più "moderna" e nuova in fiera!

Perché rifilare roba tanto complicata a un bambino quando si trova davanti un Innocenti e si rasserena pensando: oh, questo lo capisco, finalmente!
Non venite a dirmi che il bambino va abituato, gli devi insegnare le cose e bla bla bla... queste sono violenze sui minori. Abbiate pazienza, il bambino va educato ma per tempo, ogni bambino ha i suoi tempi e ogni cosa va fatta all'età giusta!
Io ce li ho a casa i libri illustrati da Munari e le favole di Rodari, le leggiamo coi miei nipoti ma francamente sti bambini non le possono capire adesso e quindi se vedono la stessa storia illustrata da Altan si fiondano su quella magari.
L'educazione è un crescendo continuo e paziente.

Allora perché scondo voi i gormiti vendono e il resto no? Si deve passare da un linguaggio riconoscibile e familiare e per gradi si porta il bambino a comprendere il resto, non è che se andate a scuola di giapponese ve lo spiegano in turco (che ci capite, sennò?) ve lo spiegano in italiano. Insomma è la solita solfa dell'impara le regole e poi infrangile.
Oh, ma imparale prima, eh!


Vogliamo educare questi bambini alla lettura o vogliamo continuare a restare un circolo ristretto di logorroici adulti che se la tirano con oligarchico autocompiacimento?
Iniziamo ad aprire queste fiere ai ragazzi e agli educatori, magari in giorni separati e speciali, non mescolandoli agli addetti del settore, mettendo dei laboratori, dei corsi di disegno per loro, delle conferenze adatte a loro: sui libri, sul fumetto, sull'illustrazione. I ragazzi non sono scemi, capiscono, imparano, elaborano e a loro volta creano. Munari diceva che un bambino creativo è un bambino felice.
Invece di dare loro il punto di arrivo, diamo loro la partenza e i mezzi di arrivare in fondo, no?

Alla fine non c'è collegamento tra chi i libri li fa e chi li compra! Mah!
Non capisco e dico: yawn, che barba, sempre le solite cose per quei quattro adulti noiosi e cerebraloidi che magari non hanno nemmeno figli e non si rendono conto che spiegare le cose a un bambino è un mestiere arduo e che la semplicità è la chiave di tutto.

Che si resti nell'errore e la crisi non andrà via ma aumenterà. Il bambino continuerà a rivolgersi a quelle cose che lo allettano maggiormente e non trovando un ponte di passaggio tra ciò che è commerciale - e capisce - e l'arte diventerà un povero bimbominkia skamarcio schiavo delle K che sogna di fare la velina e il calciatore. Li educhiamo così noi i bambini, allora poi di cosa ci lamentiamo, scusate?

Quest'anno, forse, gli stand impacchettavano prima per evitare il saccheggio finale. Gli anni passati in molti regalavano i libri l'ultimo giorno. Quest'anno li vendevano (TUTTI). Allora se questa è una fiera in cui il libro è il sample da regalare a chi viene a prendere contatti con te... NON DEVI VENDERE LIBRI! NON é UN MERCATINO!
I libri o li regali o li tieni per te... venderli rende la fiera per addetti al settore un mercatino... e allora se è un mercatino deve essere aperto a tutti.
C'erano editori che se ti vedevano andar via con un libro ti inseguivano per farselo ridare. Ma questa è coerenza: non te lo posso dare e non te lo vendo... Ma almeno smollaci una brochure di sorta che non sia la solita brochure.
La cultura non è gratis, si paga cara, ed è quindi è più facile farne a meno.
La cultura andrebbe regalata o dovrebbe essere equa!

p.s. metto una piccola postilla visto che questa mia ultima frase può essere fraintesa:
non parlo di regalare libri... parlo di regalare la cultura.
Pagare per qualcosa che valga il prezzo pagato è un regalo.
Pagare di più è un furto, pagare di meno anche... (probabilmente you pay for what you get e ti resta la carta in mano).

La cultura è un dono. Ci sono vari modi per fare doni, alcuni richiedono un investimento monetario iniziale, altri un investimento intellettuale e intellettivo... insomma fatevi furbi.

2 comments:

valentina said...

ciao!
leggo con un poco di amarezza questo post sulla fiera di bologna.
su alcune cose sono d'accordo con te (la necessitá dell'accesso da parte dei ragazzi, l'ufficio stampa molto blando di quest'anno, l'ultimo giorno con chiusura anticipata senza senso) ma su altre cose un paio di considerazioni credo siano necessarie.
Prima di tutto, anche l'anno scorso i libri si vendevano. É certo che alcuni editori regalano i libri, e ben venga per loro. Ma per molti editori venire alla fiera é uno sforzo economico notevole, e solo l'invio dei libri ha dei costi che difficilmente si ammortizzano (tanto per intenderci, avere uno stand in fiera, di quelli piccoli, costa non meno di 4300 euro + trasporto libri + personale che lavora in fiera + posto dove dormire + mangiare + viaggio + materiali per la decorazione dello stand... insomma fatevi due conti). Per quanto sarebbe bellissimo dire che la cultura dovrebbe essere gratuita (magari), la realtá é che UNA CASA EDITRICE É UN'IMPRESA che lavora con un PRODOTTO che ha la caratteristica di essere CULTURALE. Insomma, fare libri, trasportarli alla fiera, stare lí costa soldi. Un libro é il risultato di uno sforzo di persone che ci lavorano (e che con quello pagano l'affitto e fanno la spesa) e per questo gli editori si permettono di venderlo. In secondo luogo, Bologna é la fiera del libro per ragazzi. Fai notare il fatto che i libri che hai visto non sono per ragazzi. Invece, credo che il bello sia proprio questo: il fatto che il libro illustrato, l'album illustrato, prima solo destinato ai bambini, si stanno sviluppando e stanno a poco a poco entrando anche nella sfera adulta. Ci sono libri che si iniziano a leggere (o guardare) a sette anni e che si continuano a leggere fino ai 70, cogliendo ogni volta aspetti diversi. I bambini devono essere stimolati e devono avere la possibilitá di confrontarsi con linguaggi e stili diversi. Questo li aiuta a crescere, a sviluppare uno spirito critico e uno sguardo. Naturalmente stiamo entrando in un dibattito che non si puó esaurire in poche righe, ma invito tutti a riflettere su questi temi, che credo siano centrali. Io non ho ancor trovato delle risposte definitive... ma proprio per questo la mia passione per la letteratura e il libro per l'infanzia e per ragazzi non si esauriscono mai.

Deda said...

Valentina,
anche io lavoro per una casa editrice e per quanto il mio commento possa sembrare superficiale era molto ben ponderato. Proprio perché noi abbiamo costi e sappiamo a quello cui dobbiamo andare incontro, non trovare aiuti di sorta e trovare un mercato non consono fa aumentare i costi vertiginosamente e ti ritrovi con gente che: non ti stampa perché fai un formato strano, non ti distribuisce perché non sei nessuno, non ti aiuta perché coi fondi per fare libri per la Regione o qualsiasi altro ente... ci si pagano il caffè e il pranzo al mostro burocratico.

La cultura gratuita era riferito alla fiera stessa e al fatto che sia TUTTO diventato un prodotto d'elite che possono permettersi in pochi. Il mercato non si è ampliato si è ristretto. Si è avuta grande saturazione e si provano esperimenti nuovi ma nessuno pensa mai al fatto che il vecchio non è poi così del tutto sbagliato (altrimenti perché Innocenti ha tanto successo? La tradizione non è completamente qualcosa da rinnegare... come per i film Disney, non era il 2D a non funzionare era la storia, ma il media non ha colpa, con una storia decente anche il 2d fa il botto al cinema).
I grandi editori, i grandi distributori, gli adulti... sono in piena massoneria editoriale.
Ai bambini si comprano cose se hanno il gadget, se il giornalino costa poco e lo tiene impegnato per 30 minuti togliendolo dalle scatole di chi lo accudisce. Si punta sul formula vincente non si cambia cercando di infilare roba non sempre comprensibile e adattandola a quanto si ha già, invece di rielaborare il tutto in maniera intelligente (che senso ha Barbie moschettiere?)

La gente non pensa ai costi di produzione, non pensa che stampare a colori costi un botto e fa: eh ma il giornalino costa caro e non c'è mano un anellino in regalo. Figurati se spende 25 euro per un pop up con serigrafia!

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ma poi gli sforzi vanno altrove. Perché se davvero c'è qualcuno che stampa a poco e qualitativamente lascia a desiderare si va a finire all'eccesso dell'opposto di roba che non ti puoi permettere di prendere.

La cultura gratuita si fa tramite la pubblicità e la pubblicità è l'anima del successo. Costa a chi la fa la pubblicità ma illude l'acquirente di non pagare, almeno per il momento. E' questa la cultura gratuita, tu DEVI far credere all'altro di non stare comprando niente ma intanto gli vendi il mondo!!! Ma non gli devi vendere solo cavolate, gli devi vendere cultura seriamente, mascherata da tutt'altro.

Lo stand alla fiera quest'anno costava 3000 euro, molti piccoli editori sono venuti sponsorizzati da enti e associazioni culturali... ovviamente parlo di roba estera non un discorso che si possa fare in Italia, senza sponsors di sorta e senza capitali iniziali propri. Io ho visto cose veramente carine negli stand di editori asiatici e mediorientali. Roba colorata, con storie che un bambino comprende, roba elementare ma con un messaggio di fondo che non sta necessariamente nel classico: fai il bravo altrimenti...
molti di questi libri dicevano semplicemente: sono le tue scelte e hanno conseguenze, quindi scegli bene.

Ma poi vedi il discorso di base resta sempre quello che chi non risica non rosica. Io non mi lamento del fatto che il libro si stia espandendo verso il prodotto d'arte ma che lo faccia invadendo e prendendo spazio a qualcosa che sta morendo e dandogli il colpo di grazia. Mi sto lamentando dell'esatto contrario che nessuno più però si concentra davvero sui bambini. Perché è dura leggere un libro o guardare un film con un bambino che ogni tre secondi corruga la fronte e chiede: non ho capito zia, che vuol dire?
Io libri per adulti ne ho sempre avuti, cataloghi, albi... Illustro per vivere. Insegno storia dell'illustrazione all'università. Lavoro con editori. Non è che me ne vengo su la mattina e decido: la mia amarezza è amara come il caffè che ho appena bevuto. Credimi è proprio perché conosco tutti i retroscena che mi è presa l'amarezza (che se sapevo che ci trovavo prevalentemente prodotti d'arte portavo l'altro portfolio non quello coi pupazzetti e alla fiera del libro d'arte che ci porto? Boh, il portfolio cubista!)
E' che quando devo mettere a letto i miei nipoti la sera perché diamine devo prendere in mano solo ed esclusivamente Geronimo Stilton???

Perché fare tutti queste illustrazioni cerebraloidi e logorroicheggianti, psicochissà che... bellissime, per carità,che io per prima poi mi compro il libro di Shaun Tan.... e poi vedere che quello che davvero vende coi bambini è la roba che loro capiscono?

Non c'è niente nel mezzo. Questi gnappettini passano dai librini tattili al vuoto cosmico e si imbarcano in twilight o roba simile e nel mezzo non c'è niente.

Da noi dr Seuss & co stanno arrivando relativamente da poco, anche Dahl, anche Narnia (se non fosse stato per il film) e tutta quella letteratura satellitare che ha cresciuto generazioni di bambini all'estero e che sta sparendo anche all'estero... Io compro Seuss qui perché l'ho conosciuto quando vivevo in America altrimenti non avrei mai collegato Chuck Jones a un libro!


Però io dico... vieni in fiera e dai cataloghi, prendi appuntamenti... hai sicuramente spoilage che puoi infilare in uno scatolone e metterlo là, da dare via. Un libro gratis, anche se rovinato, è sempre gratis.
Non pensi che piuttosto che darlo al macero possa essere più produttivo regalarlo in fiera? Mica ne devi regalare 100... bastano anche 10 o 15 copie - che peraltro fiscalmente parlando si ammortizzano e ne tieni in conto sempre un certo numero a scopo pubblicitario (i libri che si danno ai giornalisti, ai critici, ai recensori).

Insomma alla fine spendi tutti questi soldi per venire in fiera e crearti visibilità ma non te la sai creare come si deve? hai sprecato soldi due volte.